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Forfetario o regime ordinario: quale conviene davvero, con esempi calcolati

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In breve: il forfetario non conviene sempre. Calcola l'imposta del 15% su un reddito presunto, quindi vince quando i tuoi costi veri sono vicini o inferiori a quelli che la legge presume per il tuo settore. Il regime ordinario può costare meno quando hai costi reali molto più alti, molte detrazioni personali o un anno in perdita: per saperlo vanno fatti i conti sui tuoi numeri.

Vuoi vedere i due regimi affiancati sul tuo caso? Apri il simulatore flat tax, attiva "Conosco i miei costi reali" e inserisci la tua percentuale: confronta prelievo e netto con le regole 2026, passaggio per passaggio.

Come si calcolano le tasse nel forfetario e nell'ordinario?

Nel forfetario il reddito è una percentuale fissa dei ricavi, il coefficiente di redditività del settore; da lì si tolgono i contributi e si applica il 15%. Nell'ordinario il reddito è ricavi meno costi reali documentati; tolti i contributi, si applica l'IRPEF a scaglioni e si sottrae la detrazione per lavoro autonomo.

Le due catene di calcolo con le regole in vigore nel 2026
PassaggioForfetarioRegime ordinario
RedditoRicavi × coefficiente del settore (dal 40% del commercio all'86% delle costruzioni)Ricavi − costi reali deducibili
ContributiSi deducono dal reddito forfetario (art. 1 c. 64 L. 190/2014)Si deducono dal reddito (art. 10 TUIR)
Imposta15% sostitutivo di IRPEF, addizionali e IRAP; 5% per i primi cinque anni con i requisitiIRPEF: 23% fino a 28.000 €, 33% fino a 50.000 €, 43% oltre 50.000 € (art. 11 TUIR)
DetrazioniNessuna sul reddito forfetarioDetrazione per lavoro autonomo e impresa (art. 13 c. 5 TUIR), più le detrazioni personali
AddizionaliAssorbite dal 15%Regionale e comunale in più, variabili per territorio

Due avvertenze sui numeri di questa guida. Le addizionali regionale e comunale dell'ordinario non sono incluse: dipendono da dove vivi, quindi il prelievo ordinario reale è un po' più alto di quello mostrato. E i contributi sono calcolati sul reddito dello stesso anno, come fa il simulatore, mentre per legge si deducono quelli versati nell'anno. Per il dettaglio dei coefficienti vedi coefficienti di redditività per codice ATECO.

Forfetario o ordinario: tre esempi calcolati

Tre profili con ricavi e costi reali diversi, calcolati con il motore del simulatore e le regole 2026. Nel forfetario i costi reali non si deducono ma si pagano comunque: per questo il netto è ricavi meno costi reali meno prelievo in entrambe le colonne. Sono esempi, non indicazioni su cosa scegliere.

Prelievo (contributi + imposta) e netto dopo i costi, addizionali escluse
ProfiloRicaviCosti realiPrelievo forfetarioPrelievo ordinarioNetto forfetarioNetto ordinario
Consulente in gestione separata50.000 €5.000 € (10%)14.492,21 €19.796,47 €30.507,79 €25.203,53 €
Commerciante (INPS commercianti)80.000 €60.000 € (75%)11.464,88 €7.603,65 €8.535,12 €12.396,35 €
Artigiano dei servizi alla persona (INPS artigiani)60.000 €18.000 € (30%)14.237,12 €17.636,76 €27.762,88 €24.363,24 €

Esempio 1, consulente a 50.000 € con costi reali del 10%. Forfetario: coefficiente 78%, reddito 39.000 €, contributi in gestione separata al 26,07% per 10.167,30 €, imposta 15% su 28.832,70 €: 4.324,91 €. Ordinario: reddito 45.000 € (ricavi meno 5.000 € di costi), contributi 11.731,50 €, IRPEF lorda 8.178,61 €, detrazione 113,64 €, IRPEF netta 8.064,97 €. In questo esempio il forfetario preleva 5.304,26 € in meno dell'ordinario, prima delle addizionali; il prelievo ordinario scende al livello di quello forfetario quando i costi reali arrivano al 32% dei ricavi, contro il 22% che il forfetario presume.

Esempio 2, commerciante a 80.000 € con costi reali del 75%. Il forfetario presume per il commercio un reddito del 40% dei ricavi, cioè 32.000 €: contributi INPS commercianti 7.841,04 € (senza riduzione del 35%), imposta 3.623,84 €. Con costi reali di 60.000 €, nell'ordinario il reddito vero è 20.000 €: contributi 4.903,44 €, IRPEF netta 2.700,21 € dopo una detrazione di 772,00 €. In questo esempio l'ordinario preleva 3.861,23 € in meno del forfetario, prima delle addizionali; il prelievo ordinario scende al livello di quello forfetario quando i costi reali arrivano al 65% dei ricavi, contro il 60% che il forfetario presume.

Esempio 3, artigiano a 60.000 € con costi reali del 30%. Per esempio un'attività di servizi alla persona (ATECO 96), che ricade tra le "altre attività" con coefficiente 67%: reddito forfetario 40.200 €, contributi INPS artigiani 9.655,44 €, imposta 4.581,68 €. Ordinario: reddito 42.000 €, contributi 10.087,44 €, IRPEF netta 7.549,32 €. In questo esempio il forfetario preleva 3.399,64 € in meno dell'ordinario, prima delle addizionali; il prelievo ordinario scende al livello di quello forfetario quando i costi reali arrivano al 42% dei ricavi, contro il 33% che il forfetario presume.

Rifai il conto con i tuoi ricavi nel simulatore: la sezione forfetario o ordinario spiega cosa il calcolo non può vedere.

Quando può convenire il regime ordinario?

L'ordinario può costare meno del forfetario in quattro situazioni: quando i tuoi costi reali superano di molto quelli che il coefficiente presume, quando hai detrazioni personali importanti da far valere, quando l'attività chiude un anno in perdita, quando hai crediti d'imposta da usare contro l'IRPEF. Ognuna va pesata sui tuoi numeri, anno per anno.

Cosa si perde nel forfetario?

Si perdono la deduzione dei costi reali, le detrazioni IRPEF sul reddito d'impresa o professionale e il recupero dell'IVA sugli acquisti. In cambio il reddito forfetario conta comunque quando una legge richiede un requisito di reddito, anche per le detrazioni per carichi di famiglia: entrare nel forfetario non ti rende "più povero" agli occhi del fisco.

La regola è il comma 75 dell'art. 1 L. 190/2014: quando le norme richiedono il possesso di requisiti reddituali, si tiene conto anche del reddito assoggettato al regime forfetario. L'Agenzia delle Entrate (circ. 10/E del 2016, §4.3.7) precisa che il reddito forfetario rileva, insieme al reddito complessivo, per il riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia dell'art. 12 c. 2 TUIR, mentre non rileva per le detrazioni dell'art. 13 TUIR: chi ha anche uno stipendio calcola la detrazione da lavoro dipendente senza contare il reddito forfetario.

Sul fronte dei contributi, il forfetario ha un vantaggio che l'ordinario non ha: artigiani e commercianti possono chiedere la riduzione del 35% (c. 77), che però riduce anche la pensione maturata. Vedi contributi INPS nel forfetario 2026 e riduzione del 35%.

IVA, ritenute e fattura elettronica: cosa cambia tra i due regimi?

Il forfetario non addebita IVA in fattura e non la detrae sugli acquisti, non subisce la ritenuta d'acconto e non tiene le scritture contabili. La fattura elettronica, invece, è obbligatoria per tutti i forfetari dal 1° gennaio 2024. Nell'ordinario si applica e si detrae l'IVA, con liquidazioni e dichiarazione, e si tiene la contabilità.

Adempimenti principali, art. 1 L. 190/2014 e art. 18 D.L. 36/2022
AdempimentoForfetarioRegime ordinario
IVA in fatturaNo: niente rivalsa sulle operazioni nazionali (c. 58), esonero da versamento e quasi tutti gli obblighi IVA (c. 59)Sì, con detrazione dell'IVA sugli acquisti
Ritenuta d'acconto sui compensiNo: ricavi e compensi non subiscono ritenuta (c. 67)Sì, dove la legge la prevede
Ritenute come sostituto d'impostaNon operate, salvo quelle degli artt. 23 e 24 DPR 600/1973 (c. 69)Sì, quando paghi compensi soggetti a ritenuta
Scritture contabiliEsonero, con conservazione dei documenti (c. 69)Contabilità semplificata o ordinaria
Fattura elettronicaObbligatoria: dal 1/7/2022 per chi aveva superato 25.000 euro, dal 1/1/2024 per tutti gli altri (art. 18 D.L. 36/2022)Obbligatoria

L'IVA pesa in modo diverso a seconda dei clienti: per chi vende ad aziende è in gran parte neutra, perché il cliente la detrae; per chi vende a privati l'assenza di IVA nel forfetario è un vantaggio di prezzo. Il nodo è spiegato in forfetario a 100.000 euro ma IVA dagli 85.000.

Se ho i requisiti del forfetario posso scegliere l'ordinario?

Sì. Il comma 70 consente a chi ha i requisiti di applicare IVA e imposte sui redditi nei modi ordinari, con un'opzione valida per almeno un triennio, comunicata con la prima dichiarazione annuale successiva e poi rinnovata di anno in anno finché resta applicata. Prima di scegliere conviene quindi guardare più anni, non uno solo.

Il vincolo triennale è il motivo per cui un singolo anno di costi alti non basta a decidere: un investimento una tantum può far vincere l'ordinario quell'anno e il forfetario nei due successivi. Con le regole in vigore, poi, la scelta non è libera sopra certe soglie: oltre 85.000 € di ricavi si esce dal forfetario l'anno successivo, oltre 100.000 € subito (vedi cosa succede se superi gli 85.000 euro).

Con la flat tax 2027 il confronto cambia?

Al 23 ottobre 2026 no: la legge di bilancio 2027 non è approvata e il confronto si fa con le regole del 2026. Le ipotesi di stampa, cioè forfetario fino a 100.000 euro e IRPEF al 33% fino a 60.000, inciderebbero su entrambi i lati della bilancia, ma finché non sono in un testo approvato restano ipotesi.

Il quadro completo è nell'hub flat tax 2027: cosa cambia per le partite IVA; l'effetto dell'IRPEF al 33% in euro è in IRPEF 2027 al 33% fino a 60.000 euro.

I tre esempi usano costi ipotetici per illustrare il metodo, non i tuoi. Inserisci ricavi, settore, cassa previdenziale e costi reali nel simulatore flat tax 2027: poi porta il risultato al tuo commercialista, che conosce detrazioni, crediti e piani dei prossimi anni.

Fonti

Domande frequenti

Il forfetario conviene sempre rispetto al regime ordinario?

No. Il forfetario calcola il 15% su un reddito presunto dal coefficiente del settore, senza dedurre i costi reali. Se i tuoi costi veri superano di molto quelli presunti, se hai molte detrazioni personali o un anno in perdita, l'ordinario può costare meno. Nell'esempio del commerciante a 80.000 € con costi al 75% dei ricavi, l'ordinario preleva 3.861,23 € in meno del forfetario.

Come si confrontano le tasse tra forfetario e ordinario?

Nel forfetario: ricavi per coefficiente, meno contributi, per il 15%. Nell'ordinario: ricavi meno costi reali, meno contributi, IRPEF a scaglioni del 23%, 33%, 43%, meno la detrazione per lavoro autonomo, più le addizionali regionale e comunale. Il confronto corretto guarda il netto dopo i costi reali, che si pagano in entrambi i regimi.

Nel forfetario si possono detrarre spese mediche e familiari a carico?

Non dall'imposta sostitutiva del 15%. Le detrazioni si scomputano dall'IRPEF lorda solo se hai altri redditi soggetti a IRPEF, come chiarisce la circolare 10/E del 2016. Il reddito forfetario conta però, insieme al reddito complessivo, per il riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia, in base al comma 75 della legge 190 del 2014.

I forfetari devono fare la fattura elettronica?

Sì. L'articolo 18 del decreto-legge 36 del 2022 ha eliminato l'esonero: la fattura elettronica è obbligatoria dal 1° luglio 2022 per chi aveva superato 25.000 euro di ricavi o compensi e dal 1° gennaio 2024 per tutti gli altri forfetari. Restano invece l'assenza di IVA in fattura e di ritenuta d'acconto.

Se scelgo il regime ordinario quanto dura la scelta?

Chi ha i requisiti del forfetario può optare per IVA e imposte sui redditi nei modi ordinari: secondo il comma 70 della legge 190 del 2014 l'opzione vale per almeno un triennio, si comunica con la prima dichiarazione annuale successiva e poi si rinnova di anno in anno finché resta applicata. Per questo conviene valutare più anni, non uno solo.

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