EBITDA e MOL di un cliente: cosa dicono prima di concedere fido
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In breve: EBITDA e MOL (margine operativo lordo) indicano il margine della gestione ordinaria di un cliente prima di ammortamenti, interessi e imposte: per Borsa Italiana sono misure assimilabili. Non sono voci di bilancio: li ricavi dal conto economico. Un EBITDA positivo è un buon segno, ma non è cassa e non garantisce il pagamento.
EBITDA e MOL: che differenza c'è
EBITDA sta per Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortisation, cioè utile prima di interessi, imposte e ammortamenti. Il glossario di Borsa Italiana lo definisce uno dei maggiori indicatori di redditività di un'impresa e una misura assimilabile al margine operativo lordo. MOL è la sigla italiana di margine operativo lordo, e la voce Margine Operativo Lordo dello stesso glossario descrive l'EBITDA come una misura di margine operativo lordo.
Nella pratica i due termini si usano come sinonimi. Il punto importante è un altro: nessuno dei due è definito dallo schema di bilancio. Gli orientamenti ESMA sugli indicatori alternativi di performance citano proprio l'EBITDA come esempio di indicatore diverso da quelli definiti dalla disciplina contabile, ottenuto aggiungendo o sottraendo importi ai dati del bilancio. Per questo due analisti, partendo dallo stesso bilancio, possono arrivare a numeri un po' diversi: dipende da quali voci decidono di sommare o togliere. Quando leggi un EBITDA calcolato da altri, chiedi sempre come è stato calcolato.
Come si ricavano dal conto economico civilistico
Il conto economico delle società italiane segue lo schema dell'art. 2425 c.c. Le voci che servono sono queste:
- A) Valore della produzione: ricavi delle vendite (A1), variazioni delle rimanenze e dei lavori in corso (A2, A3), incrementi di immobilizzazioni per lavori interni (A4), altri ricavi e proventi (A5);
- B) Costi della produzione: materie prime e merci (B6), servizi (B7), godimento di beni di terzi (B8), personale (B9), ammortamenti e svalutazioni (B10), variazione delle rimanenze di materie (B11), accantonamenti per rischi (B12), altri accantonamenti (B13), oneri diversi di gestione (B14);
- differenza A - B, che lo schema di legge riporta già calcolata.
Ci sono due strade, che con le stesse scelte portano allo stesso numero:
- dall'alto (MOL): valore della produzione meno B6, B7, B8, B11 e B14 dà il valore aggiunto; togliendo il costo del personale (B9) ottieni il MOL;
- dal basso (EBITDA): alla differenza A - B sommi gli ammortamenti e le svalutazioni (B10) e gli accantonamenti (B12 e B13), cioè i costi che non sono uscite di cassa dell'anno.
La scelta più discussa è la svalutazione dei crediti (B10, lettera d): alcuni la sommano insieme agli ammortamenti, altri la lasciano tra i costi perché misura proprio il rischio di non incassare. Per un fornitore che valuta un cliente, è un dato da guardare a parte: se cresce, il tuo cliente fatica a sua volta a incassare dai suoi clienti.
Nel bilancio abbreviato il calcolo si fa lo stesso: l'art. 2435-bis c.c. consente di raggruppare alcune voci (per esempio gli ammortamenti e le svalutazioni delle immobilizzazioni, B10 a, b e c), ma la struttura del conto economico resta quella dell'art. 2425.
Esempio numerico (dati di fantasia)
Esempio: un cliente, che chiameremo Alfa Srl, con questo conto economico. I numeri sono inventati per spiegare il calcolo, non sono statistiche.
| Voce (art. 2425 c.c.) | Importo |
|---|---|
| A1 Ricavi delle vendite | 2.000.000 € |
| A5 Altri ricavi | 20.000 € |
| A) Valore della produzione | 2.020.000 € |
| B6 Materie e merci | 900.000 € |
| B7 Servizi | 400.000 € |
| B8 Godimento beni di terzi | 60.000 € |
| B9 Personale | 380.000 € |
| B10 Ammortamenti e svalutazioni (di cui 10.000 € svalutazione crediti) | 90.000 € |
| B12 Accantonamenti per rischi | 10.000 € |
| B14 Oneri diversi di gestione | 20.000 € |
| Differenza A - B | 160.000 € |
| C17 Interessi e altri oneri finanziari | 40.000 € |
Dal basso: 160.000 + 90.000 (B10) + 10.000 (B12) = EBITDA di 260.000 €. Dall'alto: 2.020.000 - 900.000 - 400.000 - 60.000 - 20.000 = 640.000 di valore aggiunto; meno 380.000 di personale = MOL di 260.000 €. Se invece lasci tra i costi la svalutazione crediti, l'EBITDA scende a 250.000 €.
Tre letture utili per chi deve concedere fido ad Alfa:
- margine sui ricavi: 260.000 su 2.000.000 di ricavi, cioè il 13%. Confrontalo con l'anno precedente: se scende, i costi crescono più dei prezzi;
- copertura degli interessi: 260.000 diviso 40.000 di interessi fa 6,5. Il margine copre gli interessi 6,5 volte, ma ricorda che il debito va anche rimborsato, non solo remunerato;
- debito rispetto al margine: se dallo stato patrimoniale risultano debiti verso banche per 900.000 € e liquidità per 100.000 €, l'indebitamento netto è di 800.000 €, cioè circa 3 volte l'EBITDA. Non esiste una soglia di legge valida per tutti: conta il confronto nel tempo e con aziende simili.
Cosa dice sulla capacità del cliente di pagarti
L'EBITDA è il margine che la gestione ordinaria genera prima che banche, fisco e investimenti si prendano la loro parte. Per un fornitore è un primo filtro:
- EBITDA negativo: la gestione ordinaria non copre nemmeno i costi correnti. Il cliente paga i fornitori solo con nuovi debiti, apporti dei soci o vendita di beni. È il caso in cui la cautela sul fido è massima.
- EBITDA positivo ma in calo da più anni: il cuscinetto si assottiglia. Leggi l'utile, gli interessi e i debiti a breve prima di aumentare la dilazione.
- EBITDA positivo e stabile: l'azienda genera margine. Resta da capire quanta parte diventa cassa e quanta se ne va in rate di debiti e investimenti.
Se il cliente ha chiuso l'anno in perdita ma con EBITDA positivo, la perdita può dipendere da ammortamenti, interessi o svalutazioni: la guida su cliente con bilancio in perdita spiega come ragionare in quel caso.
I limiti: l'EBITDA non è cassa
Il limite più importante è questo. L'EBITDA si calcola con i ricavi e i costi di competenza, non con incassi e pagamenti. Un cliente può avere un EBITDA solido e restare senza liquidità. Esempio, sempre con numeri di fantasia:
| Dall'EBITDA alla cassa di Alfa Srl | Importo |
|---|---|
| EBITDA | 260.000 € |
| Imposte pagate | - 30.000 € |
| Aumento dei crediti verso clienti (incassa più tardi) | - 150.000 € |
| Aumento del magazzino | - 40.000 € |
| Aumento dei debiti verso fornitori (paga più tardi) | + 20.000 € |
| Investimenti in macchinari | - 70.000 € |
| Interessi pagati | - 40.000 € |
| Rate di capitale dei finanziamenti | - 100.000 € |
| Variazione della cassa | - 150.000 € |
Con 260.000 € di EBITDA, Alfa ha bruciato 150.000 € di cassa. Altri limiti da tenere presenti:
- ignora gli investimenti: un'azienda che deve rinnovare spesso i macchinari ha bisogno di più margine di una che non investe;
- ignora il debito: lo stesso EBITDA è solido per un'azienda poco indebitata e fragile per una molto indebitata. Per confrontare flussi e rate serve il DSCR;
- è vecchio: viene dall'ultimo bilancio depositato, quindi descrive un anno già chiuso;
- dipende da stime: accantonamenti e svalutazioni sono decisi dagli amministratori, e la loro scelta sposta la differenza A - B.
Per vedere i flussi veri servirebbe il rendiconto finanziario, che però le società con bilancio abbreviato non sono obbligate a redigere: ne parla la guida sul rendiconto finanziario del cliente. Per il quadro completo della lettura, torna alla guida per leggere il bilancio di un cliente o fornitore.
Fonti
- Art. 2425 c.c., contenuto del conto economico (Brocardi.it) (consultato il 01/11/2026)
- Art. 2435-bis c.c., bilancio in forma abbreviata (Brocardi.it) (consultato il 01/11/2026)
- Borsa Italiana, glossario: Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortisation (EBITDA) (consultato il 01/11/2026)
- Borsa Italiana, glossario: Margine Operativo Lordo (consultato il 01/11/2026)
- ESMA, Orientamenti sugli indicatori alternativi di performance, ESMA/2015/1415it, paragrafi 17 e 18 (consultato il 01/11/2026)
Domande frequenti
Che differenza c'è tra MOL ed EBITDA?
Nella pratica si usano come sinonimi: Borsa Italiana definisce l'EBITDA una misura assimilabile al margine operativo lordo. Nessuno dei due è una voce dello schema di bilancio, quindi il numero dipende da quali voci si sommano o si tolgono, per esempio la svalutazione dei crediti.
Come si calcola l'EBITDA dal bilancio di un cliente?
Alla differenza tra valore e costi della produzione (A - B dell'art. 2425 c.c.) si sommano ammortamenti e svalutazioni (B10) e accantonamenti (B12 e B13). In alternativa si parte dal valore della produzione, si tolgono B6, B7, B8, B11 e B14 e poi il costo del personale B9.
Cosa indica l'EBITDA per un fornitore?
Dice se la gestione ordinaria del cliente produce margine prima di ammortamenti, interessi e imposte. Un EBITDA negativo significa che il cliente non copre i costi correnti; uno positivo e stabile è un buon segno, ma va confrontato con interessi, debiti e investimenti.
Un cliente con EBITDA positivo può non pagare?
Sì. L'EBITDA si calcola per competenza, non con incassi e pagamenti: se i crediti verso clienti e il magazzino crescono, o se le rate dei finanziamenti sono alte, la cassa può calare anche con un margine positivo.
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