Fido bancario o fido commerciale? La differenza, e come funziona il fido in banca
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In breve: la parola "fido" indica due cose completamente diverse a seconda del contesto. Il fido bancario è un'apertura di credito che una banca concede a un cliente (persona o azienda), regolata dagli articoli 1842-1845 del Codice Civile: la banca mette a disposizione una somma di denaro per un certo periodo. Il fido commerciale è invece la dilazione di pagamento che un'azienda concede a un'altra azienda cliente — nessuna banca coinvolta, nessun contratto di apertura di credito: solo un termine di pagamento più lungo concordato tra due imprese. Se sei arrivato qui cercando informazioni sul fido che concedi (o ricevi) come azienda verso un cliente o fornitore, è quest'ultimo il tuo caso: salta alla guida sul fido commerciale. Se invece ti interessa il fido bancario in senso stretto, continua a leggere.
La differenza tra fido commerciale e fido bancario
I due concetti condividono solo la parola, non la natura giuridica:
- Fido bancario: contratto di apertura di credito tra una banca e un cliente (art. 1842 c.c.). La banca si obbliga a tenere a disposizione del cliente una somma di denaro per un dato periodo o a tempo indeterminato. È un rapporto finanziario regolato, con un contratto specifico, un tasso d'interesse e commissioni.
- Fido commerciale: nessun contratto di apertura di credito e nessuna banca. È la dilazione di pagamento che un'azienda fornitrice concede a un'azienda cliente — per esempio "pagamento a 60 giorni" invece che a vista — insieme a un tetto massimo di esposizione che il fornitore è disposto ad accettare su quel cliente prima di fermare le forniture. Si decide internamente, non con un contratto bancario.
Chi cerca "fido commerciale" su Google e vede tra i suggerimenti domande sul fido bancario sta probabilmente incontrando un problema di ambiguità del termine, non un errore della propria ricerca: le due cose non si escludono (un'azienda può avere sia un fido bancario in conto corrente sia fidi commerciali concessi ai propri clienti), ma rispondono a bisogni diversi.
Differenza tra prestito e fido bancario
Anche qui la differenza è nella struttura del rapporto, non solo nel nome:
- Prestito (mutuo o finanziamento): la banca eroga subito l'intera somma pattuita, che il cliente restituisce secondo un piano di rimborso con rate fisse (capitale più interessi) e una scadenza definita fin dall'inizio.
- Fido bancario (apertura di credito): la banca non eroga una somma fissa una tantum, ma mette a disposizione un plafond che il cliente può utilizzare, rimborsare e riutilizzare più volte durante la durata del contratto, secondo le proprie necessità (art. 1843 c.c.) — salvo che il contratto preveda diversamente. Gli interessi si pagano solo sulla parte di plafond effettivamente utilizzata, non sull'intero importo messo a disposizione.
Cos'è il fido bancario e come funziona
Il fido bancario più comune per un'azienda o un privato è l'apertura di credito in conto corrente: la banca autorizza il correntista a prelevare oltre il saldo disponibile, fino a un massimale concordato. Prima di concederlo, la banca valuta la situazione economica e finanziaria di chi lo richiede — bilanci, movimentazione del conto, eventuali segnalazioni in Centrale Rischi — e decide se concedere il fido, per quale importo e a quali condizioni. Una volta attivo, il cliente può utilizzarlo e rimborsarlo liberamente entro il massimale, salvo condizioni contrattuali diverse (art. 1843 c.c.).
Quanto costa un fido bancario
Non esiste un costo standard, nemmeno per un importo specifico come 20.000 euro: il costo di un fido bancario dipende da più voci che variano da banca a banca e da cliente a cliente, per esempio:
- il tasso d'interesse applicato sulla sola quota effettivamente utilizzata (non sull'intero massimale);
- eventuali commissioni sulla disponibilità dei fondi (spesso indicata come CDF), calcolata sull'importo dell'affidamento accordato indipendentemente dall'utilizzo — la disciplina di trasparenza bancaria di Banca d'Italia ne prevede la pubblicazione nel foglio informativo del contratto, con un tetto massimo trimestrale fissato dalla legge sulla commissione di questo tipo;
- eventuali spese di istruttoria, tenuta conto e altri oneri accessori indicati nel foglio informativo.
Il dato affidabile per rispondere a "quanto costa" non è una cifra media, ma il foglio informativo che ogni banca è obbligata a fornire prima della firma, in base alla normativa sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari di Banca d'Italia: è lì che tasso, commissioni e ogni altra spesa sono elencati per quel prodotto specifico, e solo confrontando fogli informativi di banche diverse si ottiene una risposta concreta per un importo come 20.000 euro.
Come si restituiscono i soldi del fido
A differenza di un prestito, il fido bancario in conto corrente non ha rate fisse: la somma utilizzata rientra man mano che il conto viene alimentato da accrediti (incassi, bonifici in entrata), e torna disponibile per un nuovo utilizzo — è il meccanismo "rotativo" previsto dall'art. 1843 c.c. Gli interessi maturati sulla quota utilizzata vengono addebitati periodicamente secondo le condizioni contrattuali, tipicamente indicate nell'estratto conto. Le modalità esatte di calcolo e addebito sono definite dal contratto e dal foglio informativo di ciascuna banca, non da una regola unica valida per tutti i fidi.
Qual è il limite massimo di un fido bancario
Non esiste un tetto massimo fissato dalla legge per l'importo di un fido bancario: il massimale è deciso dalla banca in base alla valutazione del merito creditizio di chi lo richiede (reddito o fatturato, patrimonio, storico in Centrale Rischi, garanzie offerte) ed è oggetto di negoziazione caso per caso. Un fido "garantito" — assistito da una garanzia reale o personale, come previsto dall'art. 1844 c.c. — può normalmente ottenere condizioni e importi diversi rispetto a un fido senza garanzie, ma anche qui non esiste una cifra valida in generale: dipende dalla policy della singola banca e dal profilo del cliente.
Quando conviene chiedere un fido bancario
Il fido bancario in conto corrente è pensato per coprire esigenze di liquidità temporanee e ricorrenti — per esempio uno sfasamento tra il momento in cui un'azienda paga i propri fornitori e il momento in cui incassa dai propri clienti — non per finanziare un investimento a lungo termine, per cui esistono altri strumenti (mutui, leasing, finanziamenti a rate) generalmente più economici a parità di importo, perché il costo del fido si paga anche solo per la disponibilità del plafond, oltre che per l'utilizzo. Valutare se conviene dipende dalla frequenza e prevedibilità del bisogno di liquidità, e va confrontato — foglio informativo alla mano — con le alternative disponibili presso la propria banca.
Quanto può durare un fido, e quanto tempo serve per ottenerlo
Un'apertura di credito può essere a tempo determinato o indeterminato (art. 1842 c.c.); nel primo caso la durata è quella pattuita nel contratto, spesso rinnovabile su richiesta e a seguito di una nuova valutazione della banca. I tempi per ottenere un fido — dalla richiesta alla delibera — dipendono dall'istruttoria della singola banca (documentazione richiesta, tempi di valutazione del merito creditizio) e non esiste un dato medio verificabile valido per tutti gli istituti: chi ha bisogno di un tempo certo deve chiederlo direttamente alla propria banca, che è tenuta a indicare le condizioni nel foglio informativo e nel contratto.
Quando la banca toglie (revoca) il fido
Se il fido è a tempo determinato, la banca non può recedere prima della scadenza se non per una giusta causa prevista dal contratto o dalla legge (art. 1845 c.c.); se è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dando un preavviso, salvo il caso di giusta causa. In entrambi i casi, il recesso della banca sospende immediatamente la possibilità di utilizzare il fido, ma la legge impone comunque un termine minimo di quindici giorni per la restituzione delle somme già utilizzate e degli interessi maturati (art. 1845 c.c.), termine che il contratto può solo allungare, non ridurre. Le cause che una banca considera "giusta causa" per la revoca (per esempio segnalazioni di anomalie in Centrale Rischi, peggioramento del merito creditizio) sono tipicamente indicate nel contratto: vale la pena leggerle prima di firmare, non solo quando arriva la revoca.
E se invece cercavi il fido commerciale (tra aziende)
Se il tuo bisogno reale non è un rapporto con una banca, ma decidere quanto credito concedere — o quanto ne stai ricevendo da — un'altra azienda con cui lavori (quanto fido dare a un cliente, come tutelarti su un pagamento a 90 giorni, cosa fare se un cliente inizia a pagare in ritardo), l'argomento è il fido commerciale, trattato nella guida completa alla gestione del fido commerciale e delle dilazioni clienti B2B. Veryfy non è collegato al fido bancario — non offriamo un prodotto su questo tema — ma è esattamente lo strumento pensato per il fido commerciale: verifica i dati pubblici di un'azienda cliente per decidere quanta dilazione concederle in sicurezza.
Domande frequenti
Fido bancario e fido commerciale sono la stessa cosa?
No. Il fido bancario è un'apertura di credito che una banca concede a un cliente (artt. 1842-1845 c.c.). Il fido commerciale è la dilazione di pagamento che un'azienda concede a un'altra azienda cliente, senza alcuna banca coinvolta: sono due rapporti giuridici diversi che condividono solo il nome.
Qual è la differenza tra un prestito e un fido bancario?
Un prestito eroga subito l'intera somma con un piano di rimborso a rate fisse. Il fido bancario mette a disposizione un plafond che il cliente può usare, rimborsare e riutilizzare più volte durante la durata del contratto (art. 1843 c.c.), pagando interessi solo sulla parte effettivamente utilizzata.
Quanto costa un fido bancario?
Non esiste un costo standard: dipende dal tasso d'interesse sulla quota utilizzata, da eventuali commissioni sulla disponibilità dei fondi e da altre spese accessorie, tutte indicate nel foglio informativo che ogni banca è obbligata a fornire prima della firma secondo la disciplina di trasparenza bancaria di Banca d'Italia.
Quando può la banca revocare un fido?
Se il fido è a tempo determinato, la banca può recedere prima della scadenza solo per giusta causa prevista dal contratto o dalla legge; se è a tempo indeterminato, con preavviso salvo giusta causa. In ogni caso la legge impone un termine minimo di quindici giorni per restituire le somme già utilizzate (art. 1845 c.c.).
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